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THE FABRICS’ SOUP

LA FEBBRE DELLA LONGEVITÀ:

Perché la moda sta abbandonando lo streetwear per vestire la nostra ossessione per il benessere

di Marco Poli

C’è stato un tempo, non troppi anni fa, in cui il massimo indicatore di status sociale consisteva nel fare tre ore di fila sul marciapiede per accaparrarsi una felpa oversize con un logo Supreme stampato sul petto, o una sneaker nata dalla collaborazione tra un rapper e un brand di sportswear. Era l’epoca del consumismo compulsivo, delle scritte giganti e dell’ossessione per l’ultimo modello di sneaker uscito quel giovedì. Oggi, se volete capire dove si sta spostando il vero lusso, dovete distogliere lo sguardo dai marciapiedi di Soho e guardare le liste d’attesa per un bagno di ghiaccio a otto gradi in una clinica di biohacking a Beverly Hills, o l’abbigliamento dei frequentatori di un esclusivo club di pilates riformer a Milano.

Il paradigma è cambiato: in un mondo saturo, iper-connesso e decisamente stressato, lo status symbol supremo non si esibisce più attraverso la scarsità del prodotto, ma attraverso la scarsità del tempo, del sonno profondo e della salute. Il nuovo oggetto del desiderio non è una borsa introvabile, ma un corpo biologicamente ottimizzato, radioso e, soprattutto, programmato per campare centoventi anni. E la moda, che è una spugna sensibilissima ai nostri tic culturali, ha prontamente archiviato la felpa da skater per inventare una nuova categoria dello spirito: la Wellness Couture. Una risposta sartoriale alla nostra collettiva nevrosi per l’immortalità.

Addio felpe XXL: la fine della “Hype Fatigue” 

Il declino dello streetwear classico non è dovuto a una mancanza di creatività, ma a una profonda stanchezza dei loghi e, ammettiamolo, a un limite biologico. Il consumatore contemporaneo ha sviluppato un rigetto per i volumi XXL che facevano sembrare chiunque un adolescente fuori tempo massimo, soprattutto se abbinati alle occhiaie di chi ha passato la notte con gli occhi incollati allo smartwatch per controllare l’app del sonno. C’è un disperato bisogno di stabilità, che si traduce in un minimalismo iper-sofisticato. Questa vecchia divisa da ragazzi di strada sta venendo sostituita dai nuovi abiti minimali ed eleganti tipici di chi è ossessionato dal benessere, con tagli fluidi e una maglieria in materiali nobili come il cashmere e la lana merino, che però nascondono un segreto: sono trattati con finiture tecniche d’avanguardia per essere traspiranti e idrorepellenti, perfetti per sopravvivere sia a una riunione di lavoro sia a un’improvvisa crisi di panico da cortisolo alto.

L’estetica clinica e il trionfo del “Quiet Luxury” sportivo

Dal punto di vista estetico, la palette cromatica della longevità somiglia a quella di una spa di lusso o di un centro di medicina predittiva: toni della terra, verde salvia (colore ufficiale del beverone al sedano mattutino), beige calmanti e bianchi ottici che evocano una purezza quasi clinica. Le silhouette sono pensate per una transizione invisibile: capi capaci di muoversi senza attrito tra una call su Zoom e una sessione di respirazione olotropica.

È il trionfo del lusso discreto applicato all’ottimizzazione cellulare. I titani della moda come Loro Piana e Brunello Cucinelli hanno ridefinito il tempo libero con capsule dedicate al tennis e al golf che sembrano fatte apposta per chi sorseggia un matcha latte con latte di macadamia, mentre marchi come Alo Yoga sono diventati le nuove uniformi da giorno per una classe sociale che misura il proprio successo in base alla variabilità della frequenza cardiaca.

Dai club berlinesi alle diete della Silicon Valley

Prima la moda si ispirava alle subculture sotterranee, ai club berlinesi e alla poesia del cemento. Oggi l’ispirazione arriva dritta dalle routine mattutine dei manager della Silicon Valley, che si svegliano alle 4:45 per fare meditazione trascendentale prima di assumere trenta pillole di integratori NAD+. Vestirsi bene oggi non significa più scioccare o dichiarare l’appartenenza a una tribù urbana; significa, molto più candidamente, comunicare al mondo che spendiamo cifre astronomiche per volerci bene. Resta da capire se tutta questa tecnocreatività applicata al benessere ci farà vivere davvero fino al prossimo secolo o se, nel dubbio, ci farà solo sembrare splendidamente in forma e coordinati nei toni del beige mentre aspettiamo l’inevitabile.