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THE FABRICS’ SOUP

MONTAGNA: MUTAZIONI E VARIAZIONI

di Marco Poli

La montagna non è più incantata, né tantomeno sacra come quella di Thomas Mann.

Dall’incantesimo di un ambiente incontaminato, per lo più silenzioso, vitale e con paesaggi immacolati d’inverno, perfetto per una “remise en forme” anche solo per un week-end, ecco la montagna inverno 2025: uno show-off di ricchezza e spensieratezza vera o presunta, dove accalcarsi nella folla per “imbarcarsi” sugli impianti di risalita, il cui costo giornaliero a persona si aggira sugli 80 euro.

Fuga dalla città? Nient’affatto… è qui che si trasferisce una community che pare essere non molto interessata all’ambiente e alla natura ma, che considera la montagna come un palco per perpetrare l’esibizione di abiti, accessori, auto e cene gourmet. Se c’è da scegliere tra una lezione di sci o l’acquisto di abbigliamento griffato, la seconda opzione sarà la scelta. Salvo poi impallare le piste o, peggio ancora, costituire pericolo per la propria e l’altrui sicurezza.

Poco è cambiato da quei film di Vanzina di quarant’anni fa dove nei rifugi sopra Cortina durante le vacanze di Natale si pranzava ad aragoste e fragole (“fragole e sangue” per via del prezzo…); celebre la frase: “Dovemo annà a scià mica a fà le guerre stellari”!

Tra settimane bianche e weekend stellari, invece, va in scena la lotta di classe in cinemascope, tutto extra, tutto big, tutto top, tutto online. Ma sarà tutto vero?