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THE FABRICS’ SOUP

by Marco Poli

L’era del MENU A’ LA CARTE

è un prestito linguistico francese che significa “secondo il menù”. Si riferisce alla possibilità di ordinare separatamente cibi, anziché come parte proposta di un insieme. Anche il Tessile oggi offre quasi esclusivamente menù alla carta. Semmai qualche menù degustazione.

Siete mai stati a tavola con qualcuno che (in modo sfinente) si rivolge al maître per chiedere allo chef la personalizzazione di piatti prelibati, già studiati e assaggiati dallo chef decine di volte prima di metterli sul menù? Oppure di togliere o variare qualche ingrediente?  Richiesta ammissibile soltanto in caso di intolleranze alimentari…

Ecco, oggi la “cucina” di una azienda tessile, siano le sue specialità filati o tessuti è continuamente assillata da richieste di personalizzazione. Il che richiede una brigata numerosa ( dall’executive chef al sous-chef, dallo chef poissonnier agli chef rôtisseur e potages, sino al pâtissier… senza contare apprendisti e lavapiatti ), elastica e disposta ad orari “impegnativi”. 

Tutto questo ha un costo ma, si sa, i cibi si mangiano prima con gli occhi… e così si attiva una rincorsa alla collezione più ampia, originale, eterogenea e innovativa possibile. Ma lo stilista-buyer-cliente mette a confronto diversi menù e, soprattutto di questi tempi, ha a che fare con budget compressi, limitati, anche se il suo rango suggerirebbe il contrario. E chiede anche il tavolo migliore, vista mare.

Ovviamente i clienti sono attenti che gli ingredienti siano “bio” o sostenibili… magari km. zero; dall’orto alla cucina, dalla piantagione o allevamento alla fabbrica. 

Una anomalia questa della personalizzazione a tutti i costi. Se non parliamo di alta moda. L’originalità di un capo può essere data infatti anche dallo stile, dal taglio… oltre che da filati e tessuti.

In questi mesi, le cucine e gli uffici progettazione tessili sono stati costretti a ridurre il numero di piatti sul menù. E questo è un bene. Ed è anche sostenibile. Il troppo disorienta, confonde, crea indecisione. Quando andiamo al ristorante diffidiamo dalle insegne: “Specialità carne e pesce” o “Terra & Mare”.

Una cosa è certa: la Cucina Italiana, a differenza di quella francese non viene dalle Reggie ma, dal basso verso l’alto. Dalla tradizione e dalla storia popolare via via rielaborate in Cucina Mediterranea, che è la migliore dieta al mondo.

Un po’ di fiducia, stilisti, dovete pur darla allo chef e alla sua cucina. Se la meritano. E saper scegliere da menù già complessi. E anche un po’ più di coraggio, partendo da un tessuto o da un filo che sono il frutto di ricerca e molto, molto lavoro e che dovrete voi rendere unici, con la vostra “ciliegina”.

Suvvia…

 Illustrazione di SEM per il Menù Maxim’s ( Parigi )