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THE FABRICS’ SOUP

METAMORFOSI DENIM

di Marco Poli

Da indumento “da lavoro”, negli anni Cinquanta, si trasformò nella divisa dei “ribelli senza causa”. A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta il denim era declinato in capi-manifesto indossato da hippie e dalla “lost generation”. Il cinema e lo show-biz lo hanno celebrato, la pubblicità lo ha esaltato. Successivamente è diventato il protagonista dell’abbigliamento casual. Alla fine degli anni Ottanta lo stilista franco-tunisino Max Azria con il marchio BCBG conia la definizione Bon Chic Bon Genre di cui anche il Jeans si appropria e oggi, non c’è brand e fashion designer che non lo inserisca nelle proprie collezioni anche più formali, persino couture. Il Denim riveste anche poltrone e sedute, persino complementi d’arredo…

Dai suoi inizi il Denim ha vestito miliardi di persone e accompagnato le loro vite “invecchiando” con chi lo indossa. Amico fedele, amico indistruttibile, pronto a tutto. Una metamorfosi che non si arresta e che anticipa e riflette lo spirito dei tempi e la sua evoluzione. Oggi la sfida è quella della sostenibilità e del riuso. E pare che ci siano tutti gli elementi per un futuro radioso, un futuro “Blue”.

The TSL Gazette, in occasione di Denim Première Vision a Milano (Superstudio Più 21-22 maggio), ha pubblicato un’edizione speciale: “SUPERLUXE”, “TOP JEANS”, “URBAN SCENARIO”,  “STREET STYLE IN PARIS”, “THE PROTAGONISTS”, sono solo alcuni dei temi imperdibili…

In Denim We Trust.