THE FABRICS’ SOUP
POETA
di Marco Poli
Oggi, le nebbie dense e persistenti del non pensiero ovattano con dolcezza anestetica l’inquietudine del non sapere dov’è la rotta. Dove stiamo andando.
Le luci dell’economia, l’aeroporto sicuro, non si scorgono. Si intravvedevano e ora si immaginano, addirittura si sperano.
Se la sicurezza diventa speranza, l’impresa, sino a ieri faro luminoso di lavoro, palestra di formazione, fonte di guadagno, creatrice di reddito, motore dei consumi, diventa anch’essa miraggio spericolato di uomini strani, boccone ghiotto per la finanza fannullona, azienda come faticoso meccanismo minato quotidianamente dalla competitività a basso costo.
Il presente non ha identità, geografie e confini. Chi crea è copiato, chi copia è premiato, non ha costi, soprattutto il costo più costoso, quello dell’intelligenza.
La quantità è la nuova qualità del futuro. Pura apparenza senza realtà d’uso.
I distretti, la tradizione, la cultura, il sapere tessile italiano capace di creare da un’idea, da un filo, da un colore, un tessuto destinato a vestire donne e uomini che si aggirano in questa invisibile nebbia di goccioline di desideri e di incertezze, questo inventare e produrre stoffa significa ora comporre musica. Oggi chi fabbrica in Italia è un POETA. Ma l’audacia delle sfide fortifica anche i poeti e li sprona all’azione.
Si può vivere di poesia? Anche, importante è crederci