THE FABRICS’ SOUP
COMMUNITY, COMUNITA’ E CONDIVISIONE
di Marco Poli

La settimana scorsa, ho avuto l’onore di essere stato chiamato a intervenire al Festival “L’ eco della Parola”, a Tortona, dove ho portato la mia testimonianza di come la moda, con il suo linguaggio, così come il colore (manifesto sociale, anche di protesta), talvolta sostituisca la parola e, di come spesso, le parole che cercano di commentare la moda, si rivelino superflue o inappropriate. Anche la parola è estetica oppure antiestetica che, frequentemente, si accompagna con la sciatteria formale.
Si sono succeduti, nei tre giorni del Festival ospitato al Teatro Civico (organizzato da YAROL di Torino con la curatela della professoressa Paola Massucco), autorevolissimi relatori e performer, tra i quali: docenti universitari, latinisti, grecisti, linguisti, filologi e lessicografi, compositori musicali e musicisti. Imprenditrici e imprenditori, registi e, anche Gabriele Segre, direttore della Fondazione Vittorio Dan Segre, scrittore, esperto di temi di identità e convivenza, specializzato in Politiche pubbliche e Leadership. Dopo studi internazionali, ha lavorato per anni per le Nazioni Unite.
Il suo intervento dal tema “La convivenza come progetto collettivo” mi ha molto colpito. Viviamo in un mondo sempre più complesso dove ogni frammento, a sua volta, è portatore di ulteriori complessità. In un mondo del genere, dove collochiamo la parola “convivenza”? Quando due gruppi umani vengono in contatto tra loro, ognuno con la propria specificità, la nostra specie dimostra di poter esprimere grande aggressività, ma talvolta anche cooperazione. In tempi di crisi – come quello, acuto, che stiamo vivendo ora – tende a prevalere la prima, ma non è un destino ineluttabile…
Oggi utilizziamo la parola Community, soprattutto nella Moda, per identificare un gruppo di utenti che si scambiano messaggi, opinioni e partecipano a forum di discussione su argomenti di comune interesse. Persone che si riuniscono in uno spazio virtuale o reale per discutere insieme su diverse tematiche, scambiarsi consigli e offrire reciproco supporto o informazioni. Ma, la Community è davvero condivisione e partecipazione a un problema con l’obiettivo di aiutare a risolverlo?
Che differenza c’è con la Comunità? Per comprendere meglio questa differenza, pensiamo ad esempio come si comporterebbe una Community o una Comunità nell’evenienza di un fatto come l’allagamento della cantina di un condominio. Se faccio parte della Community “condominio”, vengo informato del problema e vivo, magari anche con reale apprensione, l’evolversi della situazione; offro e leggo consigli su come poter risolvere il problema ma, di fatto, non sono chiamato in prima persona a occuparmene e, ad un certo punto, posso uscire, spengo il mio smartphone e lascio che altri tentino di risolvere la situazione. Non me ne interesso più. Non ci penso più, sono altrove. La Comunità del condominio, invece, che vive il problema in prima persona lì e in quel momento, cercherà e farà di tutto per fermare l’acqua o per arginarla fisicamente, sino all’arrivo dei soccorsi risolutivi. Vivrà con ansia lo scorrere del tempo e l’aggravarsi della situazione che mette a repentaglio la sicurezza e l’incolumità di chi vive lì, nel condominio.
Ecco, questa è la differenza: non basta far parte di una Community (termine che oggi fintamente accomuna persone con uno stesso interesse), per avere a cuore i destini di altri individui. Anche se lontano fisicamente, ognuno di noi dovrebbe poter agire come membro di una Comunità. Agire non soltanto dispensando veloci punti di vista, contribuendo al dibattito ma, anche, meno “romanticamente” mettendoci coraggiosamente la faccia, il tempo e le energie per supportare chi, in quel momento, ha bisogno di noi. In questo modo la nostra società civile progredirà, qualsiasi sia il nostro ruolo, partecipando a migliorarla anche con piccoli gesti quotidiani di attenzione, di condivisione.