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THE FABRICS’ SOUP

                                                                                  di Marco Poli

COME LA FRUTTA FINTA DA ESPOSIZIONE     

…Il rischio c’è. Si avvicinano i giorni della Design Week a Milano, in questa nascente primavera che fiorisce puntualmente e ciclicamente, di novità, di gente e di avvenimenti secondo i ritmi e il respiro creativo e commerciale delle più prestigiose componenti di un’immagine che non è solo esteriore ma, è talmente forte da diventare simbolica: la moda e il design.

Un design non sempre come parte del progetto/oggetto che da servizio per il bisogno dell’uomo, fatto anche di funzionalità, è diventato (come la moda) sempre più servizio per il bisogno del mercato. E allora, ecco sedute scomodissime sulle quali nemmeno una taglia 38 sarebbe a suo agio per più di 30 secondi, o lampade il cui interruttore-pulsante invisibile (perché la purezza della line della lampada stessa non tollera elementi “estranei”) non favorisce certo il gesto di accensione-spegnimento. O ancora, rubinetti sotto i quali partono gesti e segnali con le mani da alfabeto muto poiché non si capisce come aprire e chiudere l’acqua, per non parlare della sempre eterna poltrona-pouf fantozziana.

Ci pare impossibile non solo la ribellione a queste espressioni del design ma il pensiero stesso del rifiuto di un sistema nel sistema in cui ciascuno di noi vive. Una ribellione che ci pare auspicabile e che si compie nel non acquistare oggetti o accessori non funzionali solo perché è “cool” possederli o mostrarli. Dunque, il rifiuto della Volgarità e dell’Inutilità che contamina e deturpa oggetti e la loro funzione d’uso. 

Designer che vogliono soltanto fare notizia, stimolare una copertura mediatica altrettanto bizzarra, grottesca. Questi designer pensino a “mostri sacri” come Jean Nouvel, ad esempio, che per la Fondation Cartier aveva disegnato il “semplice” Less Less, tavolo di metallo verniciato di bianco, liscio, bellissimo nella sua purezza e funzionalità: abbinabile a case importanti, a uffici di rappresentanza, o a studi di professionisti che non hanno bisogno di mostrare l’ultima trovata di un designer come ascensore di standing sociale.

Vorremmo sempre più trovare oggetti, accessori e mobili progettati e realizzati non come frutta finta da esposizione, che nessuno potrà mai gustare. Oggetti che sollecitino invece lo spirito più nobile dell’uomo: l’amore per il progetto come amore per l’uomo che ne userà il risultato. Diciamo UOMO, non consumatore.