THE FABRICS’ SOUP
LE DONNE DALLE MANI BLU (tutto il mondo non è paese)
di Marco Poli
Sono appena rientrato dalla Tunisia, dove ho visitato dei siti produttivi di capi in denim. Ci sono donne che partono ogni giorno la mattina presto dalle loro case, lasciano la famiglia e raggiungono la loro postazione dietro una macchina da cucire che sarà l’unica compagna per l’intera giornata. Queste giovani donne, con grande dignità e senso del dovere cuciono jeans e capi in denim con la stessa attenzione, la stessa cura con le quali li cucirebbero per i loro figli.
Le postazioni di lavoro, in fila indiana, non consentono loro di interagire. Lavorano, capo chino sulla macchina da cucire per ore. Chissà quanti pensieri, chissà quante paia di jeans non ancora “lavati”, quindi blu indaco, passano ogni giorno da quelle mani. Mani tinte di blu, oramai.
Al suono della sirena di fine turno di lavoro, le donne dalle mani blu si alzano composte, timbrano l’uscita. Qualcuna ha intercettato il mio sguardo e mi ha sorriso. Rientreranno nelle loro case, prepareranno qualcosa per la cena e il giorno dopo ricominceranno un’altra e un’altra giornata ancora, fiere del loro posto di lavoro. Questi jeans saranno esportati dalla Tunisia e raggiungeranno mercati esteri, vicini e lontani. Arriveranno nelle boutique di noti brand del lusso e nei grandi magazzini.
Raggiungeranno, prima che il consumatore finale, annoiate e distratte addette alla vendita, disinteressate al prodotto che dovrebbero vendere e consigliare oltre che porgere. Commesse spesso ignoranti su composizione e peculiarità dei tessuti. Talvolta arroganti nella loro espressione che giudica gli avventori dai loro look o, ancor peggio, dal loro aspetto estetico e fisico.
Inconsapevoli che, da qualche parte nel mondo, in Tunisia ad esempio, ci sono loro coetanee senza manicure ma con le mani blu che hanno cucito con impegno, dedizione, quel paio di jeans che dà loro lavoro, capo del quale forse conoscono soltanto la taglia.
I brand per i quali questi laboratori o fabbriche lavorano dovrebbero dare più importanza anche a passaggi di confezione “occulti”, a monte, comunicandoli. Ho visto qui aziende che prendono sul serio la questione della sostenibilità, pur non operando in condizioni sempre agevoli. Ho potuto verificare una sostenibilità anche sociale perché alcuni imprenditori si fanno carico del sostentamento delle famiglie dei loro dipendenti, talvolta fornendo loro anche generi alimentari. Ho visto luoghi di lavoro tenuti puliti che riscattano condizioni di vita difficili. Di certo, ogni volta che indosserò un paio di jeans, mi ricorderò di queste donne dalle mani blu.


