THE FABRICS’ SOUP
MAREGLOBALE
di Marco Poli
L’oscillazione è più forte, più insistente da qualche tempo.
Non è il pendolo della storia fatta dagli uomini, è il pendolo della moda non più (solo) fatta dagli stilisti ma dal mercato. È qualcosa di contradditorio, di oscillante sino allo scontro degli opposti, qualcosa che dice che non si sa bene dove andare, e comunque che, forse, non si sta andando dove andrebbe bene.
La moda maschile si è presentata alla sua ribalta stagionale con la tradizionale bravura e la sicurezza del buon uso di sé e della sua storia, tutt’altro che modesta, con buone conferme ma anche con stravaganze double face, necessarie forse, rischiose certamente.
Troppo banale il rigore della tradizione, troppo astrusa l’audacia del nuovo. La moda è mercato, la moda maschile è Uomo. Uomo di oggi, dunque riflessiva fuga in se stessi quando la coscienza preme, oppure irridente insipienza, non priva di volpina scaltrezza esistenziale assai diffusa. In un caso o nell’altro, contraddizione e opposizione, atteggiamenti dove giocano i nuovi must del dover vivere maschile di oggi: terme, benessere, ristoranti, ragazzi, donne, motori, soldi.
Anche i modelli di valori e di comportamento naturalmente cambiano e i riferimenti oscillano non poco. Inguardabili facce idiote da televisione, calciatori goffi in insopportabili doppiopetto, politici in insostenibili tenute sportswear. Una fuoriuscita dai propri ruoli, dove invece ognuno starebbe bene e rispettato dove sta, e che confonde il pubblico e protagonisti in un grottesco gioco delle parti. Commedia stralunata e paradossale quando poi di questi personaggi si leggono pareri e opinioni su cosa sono la vita, il successo, l’amore e i muscoli.
Ma la moda non è filosofia, né peraltro stupidità assoluta. La moda è certamente attualità, ma ci piace pensare che la moda sarebbe o dovrebbe essere anche qualcos’altro, soprattutto quella maschile. La moda per l’Uomo di oggi, complesso, semplice, frustrato, determinato o confuso, è anche quella nascente dalla genialità del non-marketing, più che quella dell’imperioso obbligo di fatturati imposti dal duplice suicidio programmato compratore-venditore. La moda della libertà, la vera libertà ideativa e fruitiva. Che non è obbligo di cambiare se stessi, stilisti, con proposte non congeniali alla propria creatività, e che non è nemmeno obbligo a far cambiare per forza aspetto ai già tanti che avvolgono l’uomo nella sua difficile quotidianità. La moda scruta i suoi cieli in cerca di nuove stelle brillanti di luce propria, senza le false luci di una notorietà costosa e ingannevole, non più sufficiente a mantenere la rotta verso il Nuovo Mercato. MAREGLOBALE.