Skip to main content

L’OMAGGIO ALLA TRADIZIONE E AL CARATTERE INDIVIDUALE DI VIVIENNE WESTWOOD

La collezione fall winter 2025/26 di Vivienne Westwood celebra l’essenza del tailoring inglese come una forma d’arte, un linguaggio per esprimere il proprio io. Come afferma Andreas Kronthaler, direttore creativo della Maison, “Non c’è niente di più sexy di un suit”, e in questa collezione, l’abbigliamento formale si trasforma in un potente strumento di personalità e affermazione. Il cuore della collezione è un viaggio nei tessuti tradizionali britannici, come l’Harris Tweed, lo Scottish tartan e la lana Yorkshire, che vengono reinterpretati per un pubblico contemporaneo e sofisticato. Questi materiali, storicamente simbolo della sartoria maschile inglese, vengono proposti in varianti di colori e pattern sia nel womenswear che nel menswear, rendendo omaggio alla tradizione con un tocco moderno e audace.

Tra i pezzi più distintivi, la maglieria sexy, con camicie oversize e maniche pourpoint, giacche da scherma in velluto trapuntato per la sera, pantaloni con lacci in denim o serge. Un’attenzione particolare è riservata ai capi più formali, come il montone maschile, arricchito con maglieria tartan overprinted e capi da eveningwear in nero.

La collezione è anche un omaggio alla tradizione sartoriale delle collezioni storiche di Westwood. Capi in popeline, taffetà, tartan, maglieria e jersey effetto usurato riportano alla memoria la celebre collezione SS91 “Cut, Slash and Pull”, con tagli audaci, macchie di caffè e tonalità overdyed che danno ai tessuti un aspetto vissuto e organico. L’ispirazione filosofica alla base della collezione è tratta da Shakespeare: “All the world’s a stage and all the men and women merely players”. In questo senso, la collezione si fa simbolo di un palcoscenico dove ogni individuo è chiamato a interpretare se stesso con audacia, attraverso l’abbigliamento come strumento di espressione personale. Vivienne Westwoodcome sempre, riesce a mescolare storia, provocazione e stile in un’unica visione, proponendo una collezione che non è solo una passerella, ma un atto di ribellione sartoriale contro la convenzione