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THE FABRICS’ SOUP

by Marco Poli

DALL’ULTRA-BLING AL COLOR-CODE

Qualcosa ci dà la misura di come, dentro a una certa società estremamente polarizzata verso il lusso anche ostentato, una corrente alternativa ma intensa si stia facendo largo. Dai gioielli e i monili molto pesanti e appariscenti indossati da chi aderisce a uno stile di vita “bling-bling” e al suo dress-code, al “codice-colore” che sostituisce di fatto il logo del brand dai capi e dagli accessori.

Si tratta di una nuova era visuale che contiene messaggi rivolti ad happy few, che conoscano il nuovo alfabeto del lusso: Hermès con il suo iconico e inconfondibile arancio; Tiffany & Co. con il suo tipico blu uovo di pettirosso; Bottega Veneta e il verde parrocchetto; Valentino con un nuovo rosa, molto riconoscibile, e così via… un ponte che collega direttamente le Maison del lusso a Pantone, l’autorità mondiale del colore.

Una scorciatoia visiva per i grandi marchi che possono così essere facilmente individuati dal consumatore a distanza o in una storia di Instagram.

Alcuni di questi importanti marchi attingono dal loro passato la scelta del colore: da Tiffany la cui copertina del primo catalogo con il suo azzurro risale addirittura al 1845, ad Hermès che inaugurò la “scatola di agrumi” per necessità in una Parigi occupata militarmente nei primi anni ’40 del secolo scorso.

Ora, che sia il colore a identificare il brand va benissimo ma, in prospettiva, c’è da augurarsi che sia comunque il gusto personale a indirizzare le scelte del consumatore. Il Colore sostituirà dunque sempre più il Logo esponendo i brand a un nuovo pericolo di emulazione verso il basso? Certo, gli eventuali “falsificatori” dovranno presto gettare alle ortiche fibbie e loghi in quantità e “aggiornarsi con lo studio” del colore e con nuove e più sofisticate nuances, difficili, molto difficili da imitare!

Colori da Archivio The Style Lift