Contro ogni aspettativa, vincenti le fiere in presenza
Raffaello Napoleone (in foto), amministratore delegato di Pitti Immagine e osservatore privilegiato dei settori a monte e a valle attraverso le manifestazioni fieristiche dedicate all’uomo, al bimbo e ai filati, parla della ripartenza dei vari settori. Un messaggio di fiducia lanciato anche dalle fiere in presenza di gennaio e febbraio e condiviso dalla filiera del tessile-abbigliamento.

Le fiere di abbigliamento di gennaio per l’uomo e il bimbo e quelle dei settori a monte del tessile e filati dei primi giorni di febbraio hanno superato le aspettative pre-manifestazione. Quale settore si sta riprendendo meglio?
Sono settori apparentemente omogenei, ma in realtà sono disomogenei perché, ad esempio le fiere del tessile e dei filati sono trasversali all’uomo, alla donna e al bambino che performano in modo diverso. Il saldo per tutti i settori di riferimento è però positivo, secondo i dati comunicati da Sistema Moda Italia, per quanto riguarda il confronto fra il 2020 e il 2021, anche se quest’ultimo ha avuto pure dei lockdown ma poi si è ripreso alla fine dell’anno Certo, il recupero sugli anni pre-covid è solo parziale. Anche se ci aspettavamo un’affluenza ridotta, consapevoli che i mercati dell’estremo oriente si sarebbero mossi in maniera molto contenuta – in realtà a Pitti Uomo sono venuti alcuni compratori di quei mercati, come Cina e Giappone, che hanno gli uffici in Europa – non sono mancati i buyer dei paesi europei. Ma quello che va sottolineato è la determinazione a voler essere presenti di questi operatori, che poi sono quelli più importanti, che hanno recuperato le perdite di fatturato anche rispetto al 2019. Dal canto loro, gli espositori di tutti i settori hanno dimostrato un impegno serio verso i temi relativi alla responsabilità dell’ambiente, la sostenibilità, il riciclo e l’innovazione, in linea anche con il PNRR che ha stanziato per la prima missione 50 miliardi di euro su questi argomenti.
E’ importante anche la determinazione di aver mantenuto le fiere nelle date canoniche.
Questo è importantissimo, perché ci sono delle tempistiche da rispettare per la presentazione delle collezioni. Inoltre, il Governo dava indicazioni precise per permetterne lo svolgimento in sicurezza, a cui tutti ci siamo attenuti scrupolosamente. I visitatori hanno confermato il ruolo di fondamentale importanza delle fiere italiane. Mi piace citare un messaggio ricevuto da un espositore americano di calzature di Pitti Uomo che ha apprezzato, oltre all’alto livello qualitativo della manifestazione, anche la procedura snella favorita dal Governo per i tamponi e la sicurezza che si percepiva in fiera. Anche Alta Roma, che ho visitato essendo un membro del Consiglio, pur con le dovute peculiarità legate a quella di essere una fiera di nicchia che punta sui giovani, ha dimostrato una certa dinamicità per l’affluenza.
Quindi, al di là dei marketplace digitali che ogni manifestazione ha aperto, non si può prescindere dalla fiera fisica?
Abbiamo fatto uno studio a giugno scorso con interviste a 1.060 operatori ed è risultato in modo marcato una cosa che ci ha stupito, cioè che oltre il 70% di espositori e compratori, sia italiani che esteri, ritiene la partecipazione alle fiere indispensabile perché hanno bisogno in pochi giorni di confrontare, paragonare e verificare all’inizio di stagione l’effettiva situazione del mercato; poi sono emerse le solite motivazioni di riallacciare i rapporti con i clienti e i fornitori. Solo il 17% degli intervistati compra attraverso Internet, perché sullo schermo è tutto molto omologato.
Fra i filati e il prodotto finito, c’è il settore dei tessuti. Quanto è importante per il made in Italy la filiera e fare squadra?
Molto importante. La stretta vicinanza fra Milano Unica e Pitti Filati è stata da alcuni vissuta come una forzatura nata dalle ragioni oggettive di difficile reperibilità delle materie prime, dell’aumento dei costi delle stesse e dei trasporti. In realtà non ha creato problemi, perché anche la dinamica di Milano Unica è stata positiva. Mi sembra sia stata una stagione in cui l’Italia ha dimostrato, contrariamente agli altri paesi dove alcune fiere sono state posticipate o cancellate come i saloni di Francoforte, di essere il settore di riferimento per la moda e il tessile/abbigliamento internazionale, con una imprenditoria che è presente, investe e ci crede. Sono stati tutti appuntamenti giusti che hanno dato lo statement di tenuta del sistema industriale e le fiere ne sono lo specchio.
Che ruolo continua a giocare la fiera nei confronti dei piccoli marchi?
La fiera, e noi questo lo facciamo fin dagli inizi, è un trampolino di lancio per i marchi che si affacciano sul mercato, dove il marchio è parte della collettività, in quanto presentarsi da solo è più difficile perché i piccoli, che costituiscono l’ossatura del comparto moda, non hanno la forza di comunicazione per poter competere con i marchi affermati. Il presentarsi in modo collettivo e condiviso è un segnale fortissimo che la nostra industria dà all’esterno. Anche i giovani beneficiano della forza di attrazione in fiera dei buyer da parte dei grandi nomi.
La consapevolezza della formazione per il settore, come si è dibattuto a Milano Unica, può passare anche attraverso le fiere?
Dal boom degli anni Settanta, nelle aziende è rimasta una generazione anziana e c’è bisogno di integrare le nuove competenze con una formazione tecnica. Abbiamo sentito che in Italia sono 21.000 gli iscritti negli ITS contro gli 850.000 della Germania. Un gap assolutamente da colmare, almeno in parte, rendendo più appealing le professioni della moda, come hanno bene sottolineato i relatori a Milano Unica.