THE FABRICS’ SOUP
by Marco Poli
Per noi della “Fabrics’ Community” questo è un periodo strano.
Ci manca molto toccare e, soprattutto, far toccare i tessuti.
La tecnologia digitale ci consente di mostrare nuovi disegni, nuove idee e collezioni. Ma senza poter toccare “la mano” di un tessuto è come portare in tavola un piatto prelibato, preparato con grandi ingredienti e convincere i commensali che è gustoso senza che possano però assaggiarlo, verificarne profumo e sapore.
Mi tornano in mente i primi appuntamenti a Biella, a Prato o a Como trent’anni fa…
Una breve presentazione, una stretta di mano e poi… partiva il “touch”.
La mano dei miei interlocutori inevitabilmente indugiava sul mio braccio… i più disinibiti si spingevano sino sulla mia spalla per toccare il tessuto della giacca, del mio abito. Per comprenderne “la mano”.
Anche io, lo ammetto, tendo a “toccare”…
Molto più di me, del giornale per cui lavoravo, per la mia abilità dialettica, diceva il tessuto della mia giacca!
Abbiamo tutti molta nostalgia non solo di quei tempi ma anche dell’abitudine molto umana di toccare un tessuto, un filato, per valutarne il pregio, le caratteristiche.
Con il “touch” si vendono sogni, si, ma anche qualità e concretezza frutto di visione, passione, creatività, abilità tecnica e grandi investimenti che le sole immagini non riescono sempre a trasmettere!