THE FABRICS’ SOUP
EXTRA PACCHI, EXTRA UE: LA SFIDA DELLA MODA ITALIANA TRA CONCORRENZA SLEALE E VALORE DEL MADE IN ITALY
L’importanza di una filiera tracciata e responsabile
di Marco Poli
Negli ultimi anni, il settore moda italiano si trova ad affrontare una minaccia crescente proveniente dall’aumento esponenziale delle spedizioni di pacchi extra-UE, che provengono principalmente da Paesi fuori dalla Comunità Europea, spesso con un valore dichiarato sotto i 150€ per eludere dazi e controlli, creando una concorrenza sleale per il settore moda italiano, con circa 12 milioni di questi pacchi che entrano ogni giorno nell’UE, impattando negativamente sull’economia e sull’ambiente a causa dei volumi enormi, dei prezzi bassissimi e della produzione rapida, spesso da nazioni come Bangladesh e Cina.
Come Arrivano questi Pacchi
- Extra-UE: Spedizioni da Paesi come Cina, Bangladesh, ecc…
- Soglia dei 150€: I pacchi sotto questo valore sono esenti da dazi doganali e controlli sistematici, facilitando l’importazione massiccia.
Caratteristiche del Fenomeno
- Ultra Fast Fashion: Modello basato su volumi altissimi, prezzi bassissimi e cicli produttivi rapidissimi (es. Shein, Temu).
- Impatto Economico: Sottrae risorse all’economia italiana, mettendo in difficoltà le aziende locali.
- Impatto Ambientale: Produzione intensiva, uso di materiali derivati dal petrolio (poliestere) e enormi quantità di scarti (capi nuovi distrutti).
I Marchi Coinvolti nel Fenomeno dell’Ultra Fast Fashion
L’espansione dell’ultra-fast fashion è sostenuta da alcuni tra i più noti marchi internazionali, che hanno adottato modelli produttivi basati su grandi volumi, prezzi estremamente competitivi e cicli di produzione accelerati. Queste strategie favoriscono la rapida immissione sul mercato di nuovi capi, ma spesso si accompagnano a pratiche che incidono negativamente sulla filiera locale e sull’ambiente.
- Zara: Azienda di riferimento nel settore fast fashion, nota per la capacità di aggiornare costantemente le collezioni seguendo le tendenze globali.
- H&M: Marchio svedese che propone moda accessibile, caratterizzato da una vasta gamma di capi e frequente rinnovo delle linee.
- Primark: Catena irlandese famosa per i prezzi bassi e la varietà di prodotti, spesso associata a pratiche di produzione intensiva.
- Shein: Colosso cinese dell’e-commerce, emblema dell’ultra-fast fashion, con una produzione che punta su rapidità e quantità.
- Temu: Piattaforma emergente che si distingue per il modello distributivo basato su ordini diretti dalla Cina e prezzi molto competitivi.
- Boohoo: Azienda britannica che si rivolge soprattutto al pubblico giovane, offrendo capi alla moda a costi ridotti.
- PrettyLittleThing: Brand focalizzato sulle ultime tendenze, con una forte presenza online e una produzione orientata alla velocità di rinnovo.
Questi marchi contribuiscono in modo significativo all’aumento delle spedizioni di pacchi extra-UE, alimentando la concorrenza sleale e accentuando le criticità economiche e ambientali legate all’ultra-fast fashion.
Il Valore del Made in Italy Tracciato e Responsabile
Di fronte a questa competizione aggressiva e spesso poco trasparente, il made in Italy rappresenta un baluardo di qualità, tradizione e innovazione. La filiera italiana si distingue non solo per l’eccellenza manifatturiera, ma anche per l’impegno nella tracciabilità dei materiali e nella responsabilità sociale e ambientale. Comprare un capo made in Italy significa scegliere un prodotto in cui ogni fase della produzione è controllata, dalla selezione delle materie prime fino al confezionamento, garantendo rispetto per i lavoratori, per l’ambiente e per il consumatore.Non è solo una questione di stile, ma di valori: sostenere il made in Italy vuol dire investire sul futuro delle nostre imprese e su un modo di fare moda che mette al centro la persona e il pianeta.