THE FABRICS’ SOUP
di Marco Poli
PROGETTO
Come sarebbe bello per gli uomini del marketing scoprire che esiste davvero una Tendenza, una Moda e un Design sui quali lavorare con la dovuta calma del progetto, parola che continua ad abbagliare tutti, soprattutto per la ragione oggettiva di ciò che vorrebbe essere e non c’è.
Veri progetti, concreti, non se ne vedono più: sono come gli uomini inutili, non solo i politici, che sbandierano ad ogni discorso “occorre un progetto”, qualcosa di vacuo, irrealizzabile come i progetti di un’Italia che, essendo spesso priva di concretezza ne vanta centomila, un milione come le teste di chi parla ad un pubblico che, non avendo niente da sperare, ascolta per ore illusioni, velleità, sogni, truffe e panzane che gli girano in testa come un vortice, il poderoso vento del far niente. Nel Bel Paese assediato da disoccupazione, progetti inesistenti, progetti mai realizzati, progetti abbandonati sul nascere, il far niente rinasce continuamente come l’araba fenice. Dall’asfalto stanco delle metropoli sfregiate, dai campi inquinati di detriti tossici e avvelenatori, dai mari trasparenti e ingannatori pullulanti di bacilli invisibili che avvolgono con maligna liquidità nuotatori sospettosi.
Gli unici progetti realizzati e toccabili con mano per chi ne ha il coraggio, sono le guerre. Carri armati, navi portaerei, elicotteri stipati di uomini imbracati dentro scafandri super tecnologici, mimetizzati, gonfi di paura e di aggressività se non di droghe, in campi di battaglia e in mari in cui si può morire ben pagati, ma senza sapere il perché, nemmeno perché si buttano bombe, si lanciano missili contro civili, donne e bambini, i cosiddetti effetti collaterali del crimine, in gergo militare.
L’alienazione priva di ribellione diventa assuefazione. Progetto, questo sì, di governi che anestetizzano la nostra sensibilità, facendoci sopportare indicibili, incomprensibili violenze e cercare altrove progetti di bellezza e di utilità per l’Uomo che difficilmente verranno poi realizzati.